Opposizione a decreto ingiuntivo: disegno di legge per una interpretazione autentica dell'art. 165 comma I c.p.c.

La recente pronunzia della Corte di Cassazione a SS.UU. del 9 settembre 2010, n. 19246, ha gettato nello scompiglio numerosi studi legali.
Ricordiamo che – seppur in tema di obiter dicta – la Suprema Corte aveva enunciato il principio di diritto secondo cui nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, a prescindere dal fatto dell’assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello ordinario.
Da tale circostanze discende il fatto che la tardiva costituzione dell’opponente va equiparata a mancata costituzione derivandone l’improcedibilità dell’opposizione e la convalida del decreto.

Di seguito a tale pronunzia numerosi Tribunali di merito sono intervenuti, in varia maniera, cercando di ovviare a conseguenze processuali che, se confermate, si dimostrerebbero devastanti per molte cause.

Più in particolare molte Corti di merito hanno fatto riferimento all’istituto disciplinato dall’art. 153 c.p.c. secondo il quale il Giudice potrebbe rimettere in termini la parte che abbia incolpevolmente violato un termine perentorio: “La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell’articolo 294, secondo e terzo comma“.
In verità non poche perplessità potrebbe suscitare tale soluzione specialmente con riferimento ad una ipotesi di tal genere (una sentenza che muta orientamento può essere considerata alla stregua di un fatto giuridico?).

Sul punto, inoltre, non possiamo non segnalare alcune pronunzie della Corte di Cassazione che, invece, hanno argomentato in tale maniera (ORDINANZA INTERLOCUTORIA N. 14627 DEL 17 GIUGNO 2010):

Alla luce del principio costituzionale del giusto processo, la parte che abbia proposto ricorso per cassazione facendo affidamento su un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità in ordine alle norme regolatrici del processo, incorre in errore scusabile ed ha diritto ad essere rimessa in termini ai sensi dell’art. 184 bis cod. proc. civ., “ratione temporis” applicabile, anche in assenza dell’istanza di parte, se, esclusivamente a causa del mutamento di orientamento interpretativo, si sia determinato un vizio d’inammissibilità od improcedibilità dell’impugnazione dovuta alla diversità delle forme e dei termini da osservare sulla base del nuovo orientamento sopravvenuto alla proposizione del ricorso.

D’altro canto si è avuto modo di argomentare con riferimento al c.d. principio di irretroattività del diritto vivente (overruling istituto che caratterizza gli ordinamenti di Common Law). Il c.d. stare decisis in senso verticale non esiste nel nostro ordinamento, ed in tal senso, il giudice è sempre libero di interpretare secondo il proprio convincimento e la propria discrezionalità la disposizione di legge discostandosi dalle posizioni della Suprema Corte.
A mio avviso è questo che un Giudice dovrebbe fare in una situazione del genere: argomentare in modo corretto enunciando i principi giuridici, logici ed ermeneutici in base ai quali discostarsi dalla pronunzia della Suprema Corte.
Delle due l’una: o la Corte di Cassazione ha centrato nel segno ricostruendo correttamente la fattispecie relativa ai termini di costituzione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ovvero ha errato. In quest’ultimo caso non mancherà ad un avvocato o ad un giudice spiegare le corrette motivazioni a sostegno delle proprie tesi evidenziando i vizi del ragionamento della Suprema Corte.
Certamente le fattispecie di natura procedurale – in forza del principio tempus regit actum – creano particolari problemi.

Segnaliamo che, proprio a causa delle sopra evidenziate difficoltà, è stato presentato al Senato un Disegno di Legge n. 2386, ad iniziativa del Senatore Berselli, composto da un articolo solo, che mira a fornire la “Interpretazione autentica dell’articolo 165, primo comma, del codice di procedura civile, in materia di abbreviazione dei termini di costituzione nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo“, il quale recita:

1. L’articolo 165, primo comma, del codice di procedura civile, si interpreta nel senso che la riduzione del termine di costituzione dell’attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l’opponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all’articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice.

Di seguito rimandiamo al documento già pubblicato su OpenParlamento:

S.2386 Interpretazione autentica dell’articolo 165, comma 1, del codice di procedura civile in materia di abbreviazione dei termini di costituzione nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo

Non ci resta che vedere quale sarà l’esito della vicenda.

La normativa relativa al riutilizzo dei dati: il commento al D.L. 24 gennaio 2006, n. 36 e modifiche successive

Grazie ad un re-tweet di Antonio Falciano, mi imbatto nella lettura di questo articolo su Forum PA: L’Europa plaude alla direttiva italiana sul riutilizzo dei dati pubblici:

La Commissione ha accolto con favore l’adozione della nuova regolamentazione italiana volta ad adempiere gli obblighi derivati dalla direttiva UE sul riutilizzo dell’informazione pubblica e ha pertanto chiuso il procedimento di infrazione aperto nei confronti del nostro paese. (…) L’Italia ha ora modificato la sua legge sull’ISP e le modifiche sono entrate in vigore il 10 luglio 2010. Più in particolare, queste modifiche integrano il principio generale dell’articolo 3 della direttiva UE sul riutilizzo dell’informazione pubblica in possesso degli enti pubblici e modificano altre disposizioni che in precedenza restringevano la portata della legislazione sul riutilizzo a causa della mancanza di proprietà dei dati richiesti da parte dell’ente pubblico interessato o per loro stessa natura (p. es. proprietà terriera o dati statistici).
Alla luce della nuova legge, la Commissione si dichiara soddisfatta che l’Italia si sia conformata agli obblighi derivati dalla direttiva UE sull’informazione del settore pubblico.

Dall’ultimo articolo scritto su inDiritto e con riferimento alle problematiche evidenziate in altri post su TANTO, penso di essermi perso qualcosa sul riordino della materia del riutilizzo dei dati.
Dopo una breve analisi delle presunte modifiche scopro che in verità poco o nulla è cambiato, che la Commissione non ha ben inteso quale sia lo stato del diritto al riutilizzo nel nostro paese e che, purtroppo, mancano analisi critiche sul tema anche in siti che dovrebbero essere specializzati sul tema.

In questo fine settimana, allora, mi sono preso la briga di scrivere questo documento nelle cui note vengono analizzate le falle e le incongruenze della normativa, la sua sostanziale inadeguatezza ed, in definitiva, il rammarico per una occasione persa.

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Open data: i dati aperti, trasparenza nella P.A. e sviluppo economico

Il 24 maggio 2010, presso la sede del Partito Radicale, è stato tenuto un seminario dal titolo “Gli Open Data, la loro utilità dal punto di vista giuridico” tenuto dall’Avv. Ernesto Belisario e da Gigi Cogo, cui hanno partecipato, fra gli altri: Diego Galli (responsabile del sito internet di Radio Radicale), Mario Staderini – segretario (Radicali Italiani), Rita Bernardini – deputato (PD – Radicali), Marco Perduca – senatore (PD – Radicali), Biagio Celi – responsabile comunicazione di Agorà Digitale; Rocco Berardo – consigliere della Regione Lazio (Lista Bonino-Pannella); Piero Bonano – tesoriere dell’Associazione Radicali Roma.

Vogliamo subito riproporre qui sotto il video dell’intervento dell’Avv. Belisario – pubblicato (con licenza Creative Commons attribuzione 2.5.) sul sito di Radio Radicale – dicendo sin da adesso che vale davvero la pena trovare 50 minuti circa per vederlo, sia per la chiarezza espositiva, sia per i numerosi esempi che rendono la presentazione profondamente attuale e concreta.

Per chi poi dovesse essere essere interessato, di seguito vi sono gli interventi e le domande degli altri partecipanti che arricchiscono il seminario con delle vere e proprie questioni concrete approfondendo il dibattito sul tema.

http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/304379?30105

Di seguito vogliamo fare un breve riassunto del seminario e delle tematiche trattate, inserendo qua e là alcune considerazioni.

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Legislazioni: accesso e ricerca delle norme

E’ sempre molto complicato effettuare una stima del numero di leggi vigenti in un determinato Stato . E’ necessario, infatti, stabilire quali atti includere nel detto calcolo e, sopratutto, come computarli.
Aldilà degli annunci relativi a roghi di norme, si stima che in Italia vi siano all’incirca 75.000 leggi (secondo alcuni, in base a non meglio specificati calcoli, le leggi vengono stimate in circa 200.000. Altri dati è possibile rinvenirli qui: Leggi d’Italia), a fronte delle 9.000 della Gran Bretagna, 6.000 della Francia e 8.000 della Germania.
Tuttavia, anche se non è da sottovalutare il fenomeno della prolificazione legislativa, i veri nodi più incresciosi consistono: da un lato nella cattiva (se non paradossalmente assurda) organizzazione delle norme (là dove una singola materia viene regolamentata attraverso leggi e norme sparpagliate qua e là, distanti le una dalle altre anni luce e spesso in contraddizione fra di loro); d’altro canto nella materiale impossibilità da parte del cittadino di conoscere le norme di riferimento e regolatrici una determinata materia.

Tale ultima circostanza (l’ignoranza della legge) diventa un dato particolarmente odioso non solo alla luce del principio di diritto (espresso in materia penale dall’art. 5 c.p.) secondo cui ignorantia legis non excusat (anche se mitigato da una storica sentenza additiva della Corte Costituzionale – Corte Cost. n. 364/1988), ma anche con riferimento ad altre materie (pensiamo a quella tributaria, solo per fare un esempio) nelle quali il cittadino si vede esposto ad illeciti civili o a conseguenze non previste o imprevedibili nella sua più totale buona fede.

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Open Source Software e tutela della salute

In questo periodo di cambiamenti epocali intrapresi con la riforma della Sanità negli Stati Uniti, mi ha particolarmente colpito l’analisi effettuata dal SFLC (Software Freedom Loaw Center), che analizza la questione relativa a ” I difetti del software nei dispositivi medici cardiaci è un problema di vita o di morte“.

Il nocciolo della questione risiede nella circostanza secondo cui:

Milioni di persone con patologie cardiache croniche, epilessia, diabete, obesità e persino  depressione,  dipendono da dispositivi medici impiantabili (IMDS) necessari per la loro vita, tuttavia il software che rende possibile l’erogazione del trattamento sanitario necessario rimane nascosto ai pazienti e ai loro medici. Nonostante vi sia un evidente collegamento fra i malfunzionamenti dei dispositivi  e i difetti del codice sorgente, il suddetto software rimane considerato di esclusiva proprietà di suoi produttori e non è quasi mai preventivamente esaminato dalle autorità di regolamentazione responsabili della loro sicurezza.

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Mediazione e Conciliazione civile Decreto Legislativo n. 28 del 2010: il documento deliberativo sulla mediazione redatto dall'A.N.F.

Si susseguono, in questi giorni, sempre più frequentemenete e da parte di diversi organismi associativi forensi (Unione Nazionale delle Camere Civili, OUA, CNF), delle levate di scudi – più o meno serrate –  contro il D.Lgs. n. 28/2010 sulla Mediazione/Conciliazione in materia civile.

Avevamo immediatamente, sin dal progetto di decreto legislativo, espresso tutte le nostre riserve in ordine alla formulazione del D.Lgs. le cui ombre e contraddittorietà ci sembrano ancor più evidenti adesso con riferimento al testo definitivo.

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La visualizzazione dei dati: il procedimento di formazione di una legge

La “Sunlight Foundation” è una fondazione no-profit (disciplinata dalla Sezione 501(c) del United States Internal Revenue Codev) che ha lo specifico obiettivo di contribuire a rendere trasparente l’attività del Congresso degli Stati Uniti. In ambito nostrano non possiamo non ricordare i progetti Open Parlamento (di cui avevamo parlato qui) ed Open Polis (di cui avevamo parlato qui).

Andrea Borruso mi ha segnalato la notizia, apparsa su Following Data, relativa al contest promosso dal Sunlight Labs dal nome Design for America.
Si tratta di un concorso nel quale i Designers si dovevano cimentare nella visualizzazione dei dati resi disponibili dalle amministrazioni pubbliche ed accessibili attraverso le API (Application Programming Interface API – Interfaccia di Programmazione di un’Applicazione).
Il fine è quello di implementare creativamente il modo di visualizzazione delle informazioni con l’obiettivo “di rendere i dati del governo più accessibili e comprensibili al pubblico americano“.

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