La Geografia Giudiziaria: un articolo su TANTO

La Geografia Giudiziaria è uno dei temi più caldi attorno ai quali si snoda il dibattito in tema di riordino dell’apparato giudiziario volto a realizzare una reale e maggiore efficienza dello stesso.

Gli obiettivi tendenti a conseguire: una ragionevole durata del processo;  il recupero della funzionalità del servizio e della fiducia nell’istituzione; l’effettività della pena e la sicurezza pubblica, coniugata con il rispetto stringente dei princìpi di indipendenza esterna e interna della magistratura e delle garanzie effettive dei diritti individuali; il miglioramento della professionalità e delle condizioni di lavoro degli operatori della giustizia (tutti espressi nel Disegno di Legge n. 739Senato della Repubblica – XVI Legislatura), poggiano su due fondamentali linee di intervento:

  • una migliore allocazione delle risorse disponibili fra gli uffici giudiziari esistenti
  • una revisione della geografia degli uffici stessi.

Su “TANTO“, un autorevole sito che si occupa di tematiche cartografiche (e non solo), insieme ad Andrea Borruso, geologo specializzato nei sistemi informativi geografici che permettono l’acquisizione, la registrazione, l’analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici (geo-referenziati), nonché Webmaster di inDiritto, abbiamo parlato dell’importanza di realizzare delle mappe come punto di partenza per procedere ad un progetto di razionalizzazione degli uffici giudiziari:

La Geografia Giudiziaria: la realizzazione di una mappa… per iniziare.

In tale articolo abbiamo preso in considerazione:

  1. Due mappe sulla Geografia Giudiziaria;
  2. Gli ultimi interventi in tema di Geografia Giudiziaria;
  3. I Dati: Il 2° rapporto di valutazione dei sistemi giudiziari europei del CEPEJ; i Dati statistici sul Ministero della Giustizia
  4. Le criticità fondamentali e linee di intervento;

L’ultimo editoriale di Guida al Diritto del 22 novembre 2008 n. 46 di Bruno Sazzini (Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Forense) dal titolo “Un altro “rattoppo” al processo civile che rischia di comprimere i diritti della difesa“, si occupa delle criticità relative alla riforma sul processo civile che il Governo si accinge a varare.

Alle condivisibili preoccupazioni del Segretario dell’Associazione Nazionale Forense, abbiamo voluto aggiungere nel nostro articolo quelle relative alla riforma della Geografia Giudiziaria, tema sul quale non è stato programmato alcun reale e significativo intervento.

L’articolo, corredato da due mappe realizzate da Andrea Borruso sulla base dei dati presenti sul Libro Verde sulla spesa pubblica e di quelli forniti dall’ANM, vuole essere di ausilio al dibattito sulla “Riforma della Giustizia” esemplificando quale sia il punto di partenza a partire dal quale cominciare a lavorare, anche alla luce del recente 2° rapporto di valutazione dei sistemi giudiziari europei della Commissione europea per l’efficacia della giustizia (CEPEJ).

La riforma del Processo Civile: una semplificazione che dovrebbe portare da 27 a quattro procedure

Una delle più grandi sfide che, ormai da tempo, occupa la scena politica è quella della riforma della Giustizia.
Riformare tale delicato settore vuol dire, fra l’altro, rendere i tempi dei processi più rapidi.
La rapidità con cui un processo si può, e si deve, definire presuppone necessariamente la semplificazione e la certezza del rito da adottare.
Troppo spesso, nella pratica giuridica, ci si trova innanzi a fattispecie processuali nelle quali le eccezioni preliminari concernenti: il rito da adottare, la competenza e la giurisdizione, occupano gran parte della controversia, con tutti gli inconvenienti del caso, i quali, addirittura, non rare volte portano ad una integrale rinnovazione delle fasi istruttorie innanzi ad altri giudici, ovvero innanzi al medesimo organo giudicante ma con rito differente.
D’altro canto, non si può non stigmatizzare come sia ingiustificatamente elevato il numero di udienze (e mi riferisco al settore civilistico) necessarie per la definizione di un processo. Udienze che si moltiplicano a dismisura, sino ad arrivare ad assurdi come l’udienza di precisazione delle conclusioni in Appello e la successiva nella quale si chiede che la causa venga posta in decisione. Tutte queste sono udienze prive di reale attività istruttoria che si risolvono, per lo più, in semplici rinvii pluriennali.

In tutta questa incertezza risultano mortificate e gravemente compromesse le esigenze di Giustizia che un moderno Stato dovrebbe assicurare al proprio Popolo.

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testo approvato al senati in via definitiva

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Abbiamo seguito il dibattito volto ad una semplificazione dei riti da vicino, ed in tal senso ricordiamo articoli quali:

Il progetto di-legge 1441/bis le modifiche al codice di procedura civile ed il parere del CSM ;

Sei proposte per l’unificazione e la semplificazione dei riti processuali civili ;

La Giustizia: verità, responsabilità, rimedi. Prima Conferenza Regionale sulla Giustizia ;

La notizia è proprio di oggi, apparsa su Il Sole 24ore:

«La maggioranza è pronta a confrontarsi sulla riforma del processo civile e intende completarla con una proposta per ridurre e semplificare le attuali 27 tipologie di riti in vigore (…) ed entro la primavera 2009 il processo sarà totalmente riformato».

Ad annunciarlo è stato il Guardasigilli a Trieste, precisando che «il Governo non vuol considerare blindata una riforma così importante».
A rilanciare la sfida ci ha pensato la Presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura,  Michelina Grillo, la quale ha anticipato che l’Oua illustrerà un progetto ancora più stringato: «Un solo rito civile da affiancare ai due più specialistici dedicati al lavoro e alla famiglia. Tre in tutto».

L’Avv. Savatore Grimaudo (Presidente dell’Unione Camere Civili) ha salutato la notizia con una lettera aperta che di seguito riportiamo:

Palermo 10.11.2008
Signori Presidenti delle Camere Civili aderenti all’Unione Nazionale,
non posso non girarVi quanto pubblicato dal Sole 24 Ore oggi.
E’ una notizia, che mi era stata anticipata dal ministro ma della quale non avevo quella certezza che ritengo che oggi possiamo accreditarci.
Oltre dieci anni fa, al Congresso Nazionale Forense di Napoli, presentai alle Camere Civili intervenute un documento con il quale sostenevo quello che pare finalmente si avvii a soluzione.
Da allora ci siamo battuti costantemente per questa idea mentre tutti si sono appropriati della stessa, comprese le associazioni forensi e della magistratura, il C.N.F. , l’O.U.A. e l’A.N.M..
Tanto mi è stato particolarmente gradito perché portava acqua al nostro mulino. Il presidente Alpa al congresso di Milano ed all’inaugurazione dell’anno giudiziario in cassazione ha fatto espresso riferimento all’Unione Camere Civili per la sua battaglia sul punto.
Pare che siamo giunti al traguardo e che il ministro intenda tenere fede a quanto assicuratoci, da lui e dal suo Consigliere Giuridico, Prof. Mazzamuto, in sede di audizione dopo il suo insediamento.
Comprenderete, sul piano umano, quanto ciò mi gratifichi nel momento in cui mi avvio a lasciare ad altri la guida della nostra Associazione che, con lo sforzo di quelli che ci abbiamo lavorato intensamente, si colloca a buon diritto fra quelle più rappresentative e qualificate nel panorama forense.
Desidero che anche Voi abbiate il piacere di condividere la notizia, consapevoli che il nostro lavoro è riuscito a contribuire alla soluzione di uno dei problemi più importanti della crisi della giustizia civile.
Condividerlo con altri non costituisce una diminutio, nella consapevolezza che le idee buone debbono, prima o poi, trovare condivisone.
Un affettuoso saluti a tutti, con preghiera di dare la notizia ai soci : “L’Unificazione dei Riti” sembra non essere più una chimera. – Proseguiamo con la “Unicità della Giurisdizione” prima o poi qualcuno si accorgerà anche che questa è la soluzione.
Toti Grimaudo

Sicuramente si tratta di una sfida importante, che, però, va adeguatamente ragionata, per non cadere in inaccettabili ulteriori incertezze e difficoltà applicative ed interpretative (basti pensare alla incredibile approsimazione con cui è stato introdotto il rito societario).

Tale semplificazione può rappresentare, di sicuro, un valido punto di partenza, l’incipit di un circolo virtuoso a partire del quale si può arrivare:

  • ad una razionalizzazione delle sedi giudiziarie, al loro reale monitoraggio anche in termini di efficienza, valutando con criterio l’operato dei Giudici e di tutti gli Uffici Giudiziari annessi, potendo intervenire, non solo per censurare comportamenti meritevoli di biasimo, ma sopratutto (e lo ribadiamo: sopratutto) per agevolare e venire incontro alle legittime esigenze professionali della Classe dei Magistrati troppo spesso lasciata da sola ed in balia delle difficoltà strutturali, organizzative ed anche economiche della gestione dei relativi uffici;
  • alla riconsiderazione della prova testimoniale all’interno del processo civile, fuoriuscendo da quelle inaccettabili forme di stile del tipo “Vero è che…”, per giungere ad una prova che sia nella reale disponibilità delle parti e nella quale il Giudice svolga unicamente la sua funzione di controllo del contraddittorio e della rilevanza della prova medesima;
  • alla diminuzione del contenzioso. Troppo spesso, infatti, le aule dei tribunali sono invase da pretese il cui unico fine è quello dilatorio. Nel frattempo le società falliscono, i soggetti debitori si trasferiscono, le esigenze di tutela del credito rimangono insoddisfatte, come quelle di una reale Giustizia. Come non pensare a tutto il panorama della Esecuzione (mobiliare, immobilare e presso terzi), ai tempi delle procedure Fallimentari. In tutto questo proliferare di cause si ha davvero l’impressione di una giustizia che non garantisce e che non tutela, specialmente gli individui più corretti. In tal senso devono essere riconsiderate, ad esempio, le cd. spese di giustizia, là dove per davvero le suddette spese devono seguire inevitabilmente la soccombenza nella lite.
  • ad una riconsiderazione e alla rivalutazione del ruolo dell’avvocato. Stante quanto sopra evidenziato, non si può non riconsiderare il ruolo che in un sistema moderno ed efficiente deve avere l’avvocato. Se, da un lato, non si può non stigmatizzare come il numero di coloro che accedono alla professione sia in costante ed ingiustificato aumento, senza alcun doveroso controllo sulla reale qualificazione professionale: né in sede Universitaria, là dove si fuoriesce dal corso di studi senza aver idea di come si scriva un atto; né in sede di accesso alla professione, là dove l’esame di abilitazione equivale ad un terno al lotto senza alcun aggancio alla reale preparazione del candidato. D’altro canto è necessario che, (ad esempio: proprio perché le spese di lite devono seguire la soccombenza), vi sia una reale responsabilità dell’avvocato che consiglia ad un cliente di aprire una controversia innanzi ad un Giudice. Ciò che voglio dire è che  è etico che l’avvocato partecipi effettivamente al destino di una controversia, facendo sì che i suoi interessi coincidano perfettamente con quelli del cliente. Non è alieno ad una cultura giuridica moderna, la circostanza secondo cui, così come accade negli Stati Uniti, se la controversia consigliata dal legale ha un esito infausto per l’assistito, quest’ultimo non dovrà alcunché al proprio difensore.

Come detto si tratta di sfide importanti, ma con le quali non è più possibile rimandare il confronto, considerato anche i tempi come quelli che stiamo vivendo nei quali è esplosa la crisi economica ma anche etica dei mercati e del ruolo dei professionisti.

Disegno di Legge 1441 bis: le modifiche al codice di procedura civile ed il parere del CSM

Con il Progetto di legge: 1441-bis “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, al capo VIII – Giustizia, agli artt. 52 e ss., vengono dettate numerose modifiche al codice di procedura civile.

Pubblichiamo di seguito sia il testo del progetto di legge nella parte relativa alle modifiche introdotte al codice di procedura civile (per il testo integrale questo il link) e le relative modifiche (lato sinistro del pdf) raffrontato con l’attuale normativa (lato destro del pdf), sia il parere del CSM.

Un primo commento al detto disegno di legge, che sarà di sicuro oggetto di discussione all’Assemblea Nazionale dell’Unione delle Camere Civili che si terrà a Roma il 24 e 25 ottobre, è quello dell’Avv. Salvatore Grimaudo (presidente Nazionale dell’Unione Camere Civili) che ha avuto modo di rilevare:
Da un primo esame del disegno di legge mi sembra che una parte importante di esso sia costituita dal “Capo III-bis” che introduce il “PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE”.
Rilevo che nella nuova stesura è stata eliminata la limitazione alle “DOMANDE DI CONDANNA AL PAGAMENTO DI SOMME DI DENARO ANCHE SE NON LIQUIDE,OVVERO ALLA CONSEGNA O RILASCIO DI COSE” per cui si tratterebbe di un processo applicabile  a tutte le cause di competenza del giudice monocratico.
Ritengo che sostanzialmente siano state introdotte le nostre tesi sulla “semplificazione dei riti” contenuti nei documenti da noi consegnati al Ministero e distribuiti ai componenti delle Commissioni Giustizia di Senato e Camera.
D’altronde si uniforma al processo europeo sempre introdotto con ricorso e pilotato dal giudice
.”

I documenti sottostanti possono essere visionati direttamente sul sito: per poter leggere meglio il documento consiglio di fare clicksul pulsante in alto a destra della presente schermata e, quindi, scegliere la modalità di visualizzazione facendo click sul pulsante iPaper e selezionando il sotto menu View Mode – oppure fare click sul pulsante +.

Per scaricare i documenti sottostanti fare click in alto a sinistra sulla scritta “Scribd” verrete reindirizzati alla pagina dove potete effettuare il  “download

il Disegno di Legge 1441 bis

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Il parere del CSM sul Disegno di Legge 1441bis

http://documents.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=6352553&access_key=key-13rg8x8w3jhve34e9v2h&page=&version=1&auto_size=true&viewMode=

Sei proposte per l'unificazione e la semplificazione dei riti processuali civili

La proliferazione dei riti processuali civili, delle incertezze su quale rito sia applicabile al caso concreto, nonché delle interferenze funzionali con il procedimento amministrativo, è sicuramente una delle problematiche di maggior rilievo alle quali, sino ad oggi, non si è riusciti a porre né rimedi, né, tantomeno, si può dire che siano pervenute valide proposte (anche legislative) in grado di offrire uno spiraglio di soluzione.

La drammaticità della situazione si ripercuote in modo diretto non solo sulla professionalità, sul lavoro dell’avvocato e dell’intero apparato giudiziario, ma anche, inevitabilmente, sui tempi processuali e, quindi, sul concetto stesso di Giustizia.
Il rito non deve essere un fine, bensì il giusto mezzo attraverso il quale dare piena attuazione alle esigenze di una giustizia che sia celere, certa ed anche giusta.

Il modello del processo societario che sarebbe dovuto divenire, nelle intenzioni del legislatore, lo schema da applicare alla totalità dei giudizi ordinari, si è rivelato fallimentare per tre ordini di motivi:

  1. da un lato è stato frutto di una elaborazione poco attenta da parte del legislatore, tanto che la Corte Costituzionale è intervenuta più volte dichiarandone la illegittimità costituzionale di diversi articoli;
  2. d’altro canto, data la sua formulazione, permangono molti dubbi applicativi in relazione a diverse fattispecie non sufficientemente delineate (ad esempio: la chiamata del terzo);
  3. in ultimo, la previsione dei termini e delle preclusioni, anziché facilitare una semplificazione del rito, crea diverse incertezze applicative (ad esempio i termini per la proposizione dell’istanza di fissazione d’udienza in presenza di più parti);

Sul punto si confrontino i seguenti articoli:

Corte Costituzionale Sentenza n. 71/2008: incostituzionale l’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 5/2003. Rito societario e domande di lavoro connesse.

Corte Costituzionale Sentenza n. 321/2007: incostituzionale l’art. 8, comma 2, lett. a) del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 (rito societario) istanza di fissazione d’udienza.

Corte Costituzionale Sentenza n. 340/2007: incostituzionale l’art. 13, comma 2, del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 (rito societario).

Ad avviso dello scrivente la riforma del rito societario, come modello per un nuovo processo civile, rappresenta una occasione persa da parte del legislatore in quanto lo stesso rito, nonostante le innumerevoli, per così dire defaiance, aveva in sé alcuni lati positivi come, ad esempio, l’intento di fare arrivare al giudice la causa istruita riducendo in modo consistente il numero delle udienze.

L’Unione Camere Civili ha elaborato un documento, presentato durante la I Conferenza Regionale sulla Giustizia tenutasi a Palermo nei giorni del 30 e 31 maggio, nel quale, fuori dalla stantia retorica che spesso si suole sentire in materia, si cerca di evidenziare, in sei punti, quali siano le priorità sulle quali intervenire ed i relativi rimedi.
Si tratta di un documento che rappresenta un valido punto di partenza sul quale non solo ragionare e confrontarsi, ma sopratutto cominciare ad elaborare un valido schema di riforma.

Di seguito pubblichiamo per intero il documento dell’Unione Camere Civili redatto dal Presidente Salvatore Grimaudo.

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La Giustizia: verità, responsabilità, rimedi. Prima Conferenza Regionale sulla Giustizia

locandina-1-front.jpgNei giorni del 30 e 31 maggio a Palermo si terrà la Prima Conferenza Regionale sulla Giustizia.
Pubblichiamo, qui di seguito, l’invito del Presidente Nazionale dell’Unione Camere Civili, Avv. Salvatore Grimaudo:
L’obiettivo è quello di mettere il cittadino al corrente della verità sulle deficienze della Giurisdizione, assurte ormai a vera Emergenza Nazionale sulla quale tutti gli operatori concordano, con la sola eccezione di coloro che potrebbero intervenire e non lo fanno, perché evidentemente non sono interessati alla soluzione.
Vogliamo mostrare che “Il Re è Nudo”. Vogliamo dire la verità, individuare le responsabilità e prospettare, ancora una volta, i rimedi possibili.
Lo spazio di indagine va dal processo civile a quello amministrativo, dai problemi connessi alla famiglia all’atteggiamento della magistratura, dal diritto Italiano a quello Europeo, spesso in conflitto fra di loro, all’affidamento della giurisdizione a giudici che per oltre il 60% non sono magistrati e quant’altro utile alla comprensione del fenomeno.
La Conferenza intende incidere profondamente sul problema e consegnare un risultato che sia di monito alla politica che è l’unica che potrebbe raccogliere le nostre indicazioni, prima fra tutte la “Unificazione e Semplificazione dei Riti” con il pensiero rivolto alla vera soluzione che è costituita dalla “Unicità della Giurisdizione”, avversata dai poteri forti perché condurrebbe alla falcidia di un innumerevole numero di poltrone, quelle stesse poltrone che contribuiscono in modo determinante alla irrazionalità delle strutture e, conseguentemente, al mancato funzionamento di quello che, con terminologia ingannevole, viene gabellato con “Servizio Giustizia”.
Contiamo su una massiccia e consapevole partecipazione in termini di valida denuncia e di seria proposta.
E’ prevista la pubblicazione degli atti.
Per agevolare la permanenza a Palermo vi è una offerta alberghiera anche per il fine settimana alla quale potrete accedere al seguente indirizzo info@grandhotelwagner.it – tel.091336572. E’ a Vostra disposizione la segreteria del Club Lions Palermo Host al n. 091343736lionsclubpalermohost@libero.it.
Vi attendo numerosi e motivati.
Avv. Salvatore Grimaudo

Fare click su Continua a leggere qui sotto per il Programma dettagliato

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L'avvocatura e la crisi della Giustizia: incontro a Mestre il 3 aprile

L’avvocatura e la crisi della Giustiziaè il titolo dell’incontro che si svolgerà a Mestre, il 3 aprile 2008, alle ore 11.30 presso l’Hotel Michelangelo, via Forte Marghera, 69 (fai click qui per visualizzare la mappa).

Avvocatura e la crisi della Giustizia

Si tratta di un tema, ormai di drammatica attualità, sul quale tutte le parti che compongono “l’apparato Giustizia” è opportuno che si confrontino e che, soprattutto, portino al più presto, non solo idee e proposte, ma concrete soluzioni che appaiono assolutamente improcrastinabili.

Proprio in quest’ottica l’incontro, promosso dall’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, dalla Federazione delle Camere Civili del Triveneto, dall’OUA, dall’Unione Nazionale delle Camere Civili, rappresenta un terreno di confronto al quale parteciperanno:

  • le forze politiche rappresentate dal Sen. Ugo Bergamo (UDC), On. Maurizio Paniz (PDL), On. Rodolfo Viola (PD), On . Massimo Donadi (IDV), Sen. Simonetta Rubinato (PD);
  • gli esponenti dell’avvocatura italiana: il Prof. Avv. Mauro Pizzigati (Presidente Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati), Avv. Andrea Pasqualin (Vicepresidente OUA), Avv. Manola Faggiotto (Presidente Federazione delle Camere Civili del Triveneto), Avv. Paolo Maria Chersevani (Vicepresidente Unione Nazionale delle Camere Civili).

Sono fermamente convinto che proprio i periodi difficili e critici, come quelli che stiamo attraversando, rappresentano la più interessante fucina dalla quale attingere idee per un vero rinnovamento.
Sono tempi come i nostri che rappresentano, anche, il momento migliore nel quale si può e si deve effettuare quel colpo di reni che funge da preludio per un vero cambio di rotta.
Triste sarebbe se tutte le idee, le parole e l’impegno speso si traducesse, poi, in nulla di fatto.

(Scarica la Locandina)