Il Web 2.0 della Finanza

Il Web 2.0 è entrato a pieno titolo anche nel mondo della finanza.
Per meglio intenderci: con l’espressione Web 2.0 ci riferiamo a tutti quegli strumenti, messi a disposizione da internet, che consentono la comunicazione, l’informazione e la condivisione di dati, notizie, esperienze e che permettono agli utenti della rete di diventare essi stessi autori e veicolo di informazioni (torneremo su questo argomento con ulteriori e specifici articoli).

Ci siamo occupati di numerose sentenze, in materia di strumenti finanziari, con specifico riguardo alle fattispecie contrattuali intercorrenti fra l’ente collocatore – l’istituto intermediatore e l’investitore.
Uno dei cardini sui quali si è sviluppato gran parte del contenzioso attuale in tema di intermediazione finanziaria (pensiamo ai casi Cirio, Parlamalat, Finmek, Cerruti, Giacomelli, La Veggia), è stato proprio quello relativo alla posizione dell’investitore il quale si trovava inerte innanzi alla carenza di notizie sui titoli e sulle società emittenti e, quindi, ai dati unilateralmente forniti dall’intermediario.

In questo articolo parleremo delle nuove fonti di notizie inerenti al mercato dei titoli e del modo per orientarsi nella scelta degli investimenti.

Effettuare un investimento in titoli

Precisiamo subito che un investimento -qualunque esso sia – comporta sempre un certo grado di rischio e che, a nostro avviso, l’investitore non può deresponzabilizzarsi trincerandosi dietro i non so, non mi è stato detto, non immaginavo.
So perfettamente che questa è una posizione che molti non condivideranno, ma lo scrivente crede fortemente che sia un preciso obbligo di colui il quale decide di effettuare un investimento in titoli, di auto-responsabilizzarsi interagendo: sia con il proprio consulente finanziario, sia diventando egli stesso parte diligente nell’acquisire le notizie provenienti dal mercato.
Si tratta, infatti, di investire i propri guadagni e, pertanto, volenti o nolenti se si decide di effettuare la sottoscrizione di titoli bisogna, appositamente ed in prima persona, documentarsi sugli stessi; così come quando si effettua un qualunque tipo di acquisto: da un cellulare ad una televisione, da un personal computer ad un oggetto di antiquariato, da un’automobile ad una casa.

Tale precisazione, è ovvio, non esclude minimamente la responsabilità per le condotte dolose ed illegali di tutti quegli enti-intermediatori che sapevano o che avrebbero dovuto sapere dello stato di dissesto delle imprese, che hanno partecipato attivamente alla collocazione dei titoli, finanche a creare esse stesse lo stato di crisi delle dette imprese, e che, in buona sostanza, hanno agito non solo in conflitto di interessi, ma in spregio delle più elementari regole legali e di condotta.

Crediamo, tuttavia che, oltre che guardare agli obblighi dell’intermediario, sia più importante e stimolante capire quali siano gli oneri (legali e non) che l’investitore, quale parte diligente, deve affrontare.

Stiamo discutendo di denaro, denaro che proviene dai nostri risparmi e dal nostro lavoro, denaro utile per garantirci una serena vecchiaia o gli studi dei nostri figli, denaro che, aldilà di tutto, dobbiamo in prima persona, tutelare.
L’unico modo per assicurarci un minimo di tutela non è certo una possibile, e dagli esiti incerti, azione legale nei confronti della banca o della SIM (che arricchisce solo gli avvocati – e qui parlo in conflitto di interessi), l’unico modo reale per avere un minimo di tutela è quello di conoscere, di avere accesso alle notizie, di comprendere e di essere intransigenti nei confronti del nostro interlocutore verificando le notizie dallo stesso fornite.
Altrimenti è sicuramente meglio mettere i soldi dentro il materasso subendo gli esiti di una svalutazione, ricordandoci che sin anche l’investimento in Titoli di Stato o il semplice deposito in banca non garantisce alcunché.

Il mercato e le sue regole…

L’espressione latina homo homini lupus (Thomas Hobbes), il cui precedente più antico si legge nel commediografo latino Plauto (“lupus est homo homini“), riassume, a mio avviso, la condizione attuale dell’investitore.
Dalla pratica di cause in tema di strumenti finanziari, il convincimento che mi sono fatto è quello che è sempre bene assumere di principio una posizione di diffidenza.
Riflettendo sulle ragioni di questa mia posizione preconcetta (ed assai nociva) ho potuto constatare quanto segue:

E’ stato ingenerato un senso diffuso di sfiducia nel mercato, favorendo la convinzione che lo stesso sia simile ad una giungla dove prevale la legge del più forte (o ricco).
E’ stata ingenerata una totale sfiducia negli enti intermediatori, che ormai sono visti come organismi autoreferenziali e tendenti esclusivamente alla auto-tutela.

Di fatto queste convinzioni, da sole, rappresentano la morte del mercato stesso perché conducono sia alla inoperatività delle contrattazioni, sia ad uno stallo dal quale è impossibile uscire.
In tal senso la cattiva condotta degli enti intermediatori avrebbe dovuto essere sanzionatain maniera assai più drastica (ed esemplare), attraverso delle norme che prevedano l’istituto della la sanzione civile proprio in ragione dell’enorme danno perpetrato dagli operatori nei confronti, non solo dei consumatori- cosa grave – ma bensì nei confronti del mercato – cosa ancor più grave.
Sembra pertanto necessario, così come in politica, rivalorizzare la strada che conduce ad un mercato etico e sostenibile.

Senza volerci dilungare sulle definizioni, precisiamo che intendiamo per etico e sostenibile quel mercato che sia presieduto da regole certe di condotta (e dai relativi strumenti per l’osservanza delle stesse) e che sia indirizzato verso un ottica di sviluppo globale e collettivo.

La rete sociale del saper investire

Mi hanno sempre colpito le teorie del premio Nobel John Forbes Nash jr., e specialmente quando ho avuto modo di studiarle nell’ambito degli studi di Economia Politica all’Università.
In particolar modo, e volendo sintetizzare, possiamo partire dalla considerazione secondo cui affinché tutti siano soddisfatti, non bisogna puntare al massimo del proprio utile, che molto probabilmente non esiste, ma rinunciare a una parte del proprio benessere teorico per arrivare ad un benessere generalizzato.
Questa è l’unica scelta che condurrà ad un reale utile massimo individuale.

In tal senso ed anche al di fuori delle applicazioni economiche, è indicativo notare l’evoluzione di tutti quei fenomeni quali, ad esempio: i gruppi di auto-aiuto che nel caso di malattie croniche si forniscono assistenza, o gli studi relativi ai metodi per combattere la depressione che prevedono che il miglior sistema sia quello di fare volontariato, ovvero all’attivismo sociale di stampo cooperativistico (sul punto vi è un interessante articolo su Nova 24 di Giovedì 21 febbraio 2008: Gli eroi della vita quotidiana).

Una delle applicazioni economiche della Teoria dei giochi è quella espressa dal dilemma (o paradosso) del prigioniero, (proposto negli anni Cinquanta da Albert Tucker come problema di teoria dei giochi), là dove possiamo sostituire nell’esempio la confessione con lo scambio di merci.
Come noto il paradosso che consegue sta nel fatto che entrambi i soggetti coinvolti nel mercato troveranno non ottimale per nessuno dei due fidarsi dell’altro e quindi investire e/o commerciare. Da qui la necessità di regole (anche etiche) volte alla tutela degli scambi e alla fiducia nel mercato e nel comportamento dei contraenti.
Volendo applicare tali considerazioni alla vita di relazione e sociale possiamo dire che un principio generale del nostro codice civile è quello della buona fede (Articolo 1175 c.c. Comportamento secondo correttezza: il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza).

Poste tali due primarie considerazioni, ovvero:

  • Perseguire l’utile collettivo equivale a perseguire il massimo del proprio utile privato;
  • Necessità di regole a tutela e garanzia del mercato;

possiamo addentrarci nel mondo della rete sociale del saper investire.
Solo in questa maniera potremo capire perché è utile e conveniente la condivisione delle conoscenze (ed in tal senso si può dare una risposta a tutti coloro che si domandano il perché dell’Open Source e dell’Open Content).

Marco Delugan sempre su Nova 24 di Giovedì 21 febbraio 2008 “Le conversazioni dei mercaticita una frase di Pierre Levy: <<Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa. e il desiderio di condividere quanto si sa è uno dei motori più importanti delle community online. Il risultato è che ognuno sa di più>>.
Vengono, quindi, analizzati alcuni luoghi nei quali si formano e si incontrano le conoscenze in ambito finanziario.

Uno dei siti da me spesso utilizzati per il reperimento di informazioni storico/finanziarie nello studio di una controversia avente per oggetto proprio gli strumenti finanziari è SoldiOnline, ed in particolar modo le sezioni relative all’Osservatorio sui bond, Notizie e commenti, Editoriali, là dove si possono ricostruire cronologicamente le notizie presenti sulla carta stampata e telematica inerenti ad un tipo di titolo, ovvero con riferimento alla società emittente. Questo è per me il presupposto imprescindibile per valutare, in relazione alla tempistica dell’acquisto, la congruenza dello stesso.

SaperInvestire è un progetto proprio di SoldiOnline e che vuole rappresentare la realizzazione di una comunità, ovvero un’opportunità di incontro e di scambio di opinioni, di idee, di suggerimenti e di scoperta di nuove possibilità di investimento, che siano nuovi mercati, prodotti o tecniche di analisi e scelta. A tal riguardo vogliamo citare proprio le parole del sito che descrivono la comunità:

Una comunità virtuale vive se riesce ad elaborare nuove idee. Questo può avvenire intorno a due tipi di contenuti: quelli che dal sito raggiungono i lettori, e quelli che i lettori forniscono al sito, sotto forma di commenti, domande e risposte ai sondaggi.
La produzione dei lettori è quindi di fondamentale importanza, e non solo per il suo valore cognitivo, ma anche per quello di stimolo e indirizzamento dell’attività di SaperInvestire.it.
In questa sezione, dal titolo “La comunità”, cadono i contributi dei lettori. Vi trovate i commenti agli articoli, alla voce “I vostri commenti”, e i risultati dei sondaggi, alla voce “I sondaggi”
.

Tale comunità si è data delle regole, ed in tal senso, come è possibile notare, ritornano i concetti sopra evidenziati: Perseguire l’utile collettivo equivale a perseguire il massimo del proprio utile privato; Necessità di regole a tutela e garanzia del mercato.

Altro luogo che voglio segnalare è il famosissimo Yahoo Finanza che sebbene sia dotato di una interfaccia che sembra essere rivolta agli esperti del settore possiede due funzionalità semplici ed agevoli per poter recepire notizie sull’andamento dei titoli.
yahoo.jpgInfatti, in alto a sinistra, nella barra orizzontale sotto il logo, possiamo effettuare tutte le ricerche inerenti ad un titolo o una azienda avendo in tempo reale la quotazione, ed i relativi grafici relativi all’andamento nel mercato.

Non mancano nell’ampio panorama della blogosfera italiana esempi di blog dedicati al finanza-blog.jpgmondo dell’economia, del mercato e della finanza. Sebbene non possiamo parlare di comunità strictu senso, questi sono esempi di condivisione e di informazione che proviene dal basso. In particolar modo mi riferisco a Finanzablog e a Soldiblog. Entrambi rappresentano delle valide fonti di notizie alternative alla stampa classica e con il vantaggio di una informazione immediata direttasoldi.jpg ed accessibile facilmente ai più. Tali caratteristiche dell’informazione rappresentano un dato imprescindibile della stessa e caratterizzante secondo quanto evidenziato in relazione al Web 2.0, ovvero con riferimento alla comunicazione, l’informazione e la condivisione.

Nel panorama internazionale numerosi e varii sono le così dette community, ovvero l’insieme di utenti che si uniscono cercando di fondare una conoscenza (ed una coscienza collettiva) in ambito finanziario.
In tal senso emerge pergrandezza e caratteristiche Wikinvest, piattaforma mutuata sul concept di Wikipedia. Wikinvest conta su più di 100.000 contributi, da quelli grandi ai piccoli. Gli utenti sono i veri collaboratori e formano l’anima della comunità, sono coloro che si incaricano di correggere un errore di stampa, effettuare annotazioni, definire un termine, o di avviare la definizione di una voce quale una società o un concetto. Ma non siamo semplicemente difronte ad una enciclopedia della finanza, bensì innanzi ad uno strumento potentissimo creato ed implementato dagli stessi utenti/iscritti i quali creano dei veri e propri report aziendali che consente di avere in una unica schermata le informazioni essenziali sulle società.
Ecco quella relativa alla Apple:

wiki.jpg

Come potete notare (evidenziati in giallo ed anche presenti nelle etichette orizzontali) accanto alla scheda riassuntiva NEUTRAL – abbiamo le schede BULLS e BEARS dove le prime indicano i titoli destinati a salire ed i secondi le azioni in ribasso. In ultimo abbiamo la possibilità di inviare all’autore un commento (Send the authors a comment or suggestion).

Investopedia è una vera e propria enciclopedia dedicata agli investimenti, nella quale è possibile ricercare i termini tecnici in un apposito dizionario, consultare degli articoli relativi al settore finanziario/economico, seguire delle vere e proprie lezioni (Tutorials) suddivise per livelli (Beginners – Experienced Investors – Active Traders – Retirement). Colpisce, inoltre la possibilità di prepararsi online agli esami di consulente finanziario (anche questi suddivisi per categorie).
Merita di essere rilevata anche la possibilità di simulare delle negoziazioni: Stock Simuletor.
Anche Investopedia supporta una community, uno strumento online e gratuito per gli investitori che possono condividere stock picks (portafogli e attività borsistica), trovare e condividere idee con tipi di investitori simili ed omogenei, ed essere sempre informati sulle ultime novità del mercato e la pratica delle tecniche di negoziazione.

Proprio in relazione al così detto Stock Picking si mette alla nostra attenzione Covestor, il primo servizio di social Stock Picking che permette di consultare liberamente il portafoglio e l’attività borsistica di altri utenti. Il funzionamento è illustrato da un vero e proprio video tutorial (How it works – live demo). In pratica si apre una pagina del vostro browser nel quale viene visualizzato (e spiegato attraverso una voce guida) lo schermo del proprio pc indicando passo-passo cosa fare. Merita davvero di essere attenzionato questo video (è possibile andare avanti ed indietro come si vuole) perchè, fra l’altro, rappresenta un esempio di come deve essere fatto un tutorial, ovvero mettendosi sempre dalla parte dell’utente finale.
In Covestor, per l’iscrizione, è necessario avere un conto di home banking con una piattaforma di trading online: l’utente/investitore e il sito incassano una commissione dall’utente/osservatore.

Investire: un mestiere ed una responsabilità

Abbiamo fatto questo excursus esemplificativo dei servizi che il Web mette a disposizione, non per dire che l’investitore debba necessariamente utilizzarli, ma per evidenziare le possibilità concrete che il web offre.
Non c’è dubbio che investire è sempre un rischio, come detto, e l’uso disinvolto di questi strumenti, a mio avviso deve essere vagliato sempre con estrema oculatezza.
Investire e far investire è anche un mestiere, e secondo il parere del sottoscritto tutta la materia della sottoscrizione del pubblico risparmio va certamente rivista ed implementata con delle garanzie etiche e deontologiche.
In ultimo, quello che premeva sottolineare, è che investire è anche una responsabilità ed in tal senso l’investitore deve essere sempre attento e prudente, sapere cosa vuole dall’investimento e che cosa sta comprando. Sempre più spesso assistiamo ad investitori, anche piccoli investitori, che più che investire bramano speculare.
Non esistono titoli Super Enalotto, o facili premi, o fortunate coincidenze: ogni punto di guadagno ha un suo rischio.

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Un pensiero riguardo “Il Web 2.0 della Finanza

  1. Sono Giovanni Melchiori uno studente della specialistica in marketing e comunicazione di verona. In questi giorni sto iniziando a scrivere la tesi e sono molto interessato a sviluppare il web 2.0 sia in generale che applicato agli strumenti finanziari e l’uso che le banche possono fare. Vi chiedo gentilmente se possibili qualche documentazione al riguardo. in attesa di una vostra risposta vi porgo cordiali saluti.

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