La riforma del Processo Civile: una semplificazione che dovrebbe portare da 27 a quattro procedure

Una delle più grandi sfide che, ormai da tempo, occupa la scena politica è quella della riforma della Giustizia.
Riformare tale delicato settore vuol dire, fra l’altro, rendere i tempi dei processi più rapidi.
La rapidità con cui un processo si può, e si deve, definire presuppone necessariamente la semplificazione e la certezza del rito da adottare.
Troppo spesso, nella pratica giuridica, ci si trova innanzi a fattispecie processuali nelle quali le eccezioni preliminari concernenti: il rito da adottare, la competenza e la giurisdizione, occupano gran parte della controversia, con tutti gli inconvenienti del caso, i quali, addirittura, non rare volte portano ad una integrale rinnovazione delle fasi istruttorie innanzi ad altri giudici, ovvero innanzi al medesimo organo giudicante ma con rito differente.
D’altro canto, non si può non stigmatizzare come sia ingiustificatamente elevato il numero di udienze (e mi riferisco al settore civilistico) necessarie per la definizione di un processo. Udienze che si moltiplicano a dismisura, sino ad arrivare ad assurdi come l’udienza di precisazione delle conclusioni in Appello e la successiva nella quale si chiede che la causa venga posta in decisione. Tutte queste sono udienze prive di reale attività istruttoria che si risolvono, per lo più, in semplici rinvii pluriennali.

In tutta questa incertezza risultano mortificate e gravemente compromesse le esigenze di Giustizia che un moderno Stato dovrebbe assicurare al proprio Popolo.

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testo approvato al senati in via definitiva

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Abbiamo seguito il dibattito volto ad una semplificazione dei riti da vicino, ed in tal senso ricordiamo articoli quali:

Il progetto di-legge 1441/bis le modifiche al codice di procedura civile ed il parere del CSM ;

Sei proposte per l’unificazione e la semplificazione dei riti processuali civili ;

La Giustizia: verità, responsabilità, rimedi. Prima Conferenza Regionale sulla Giustizia ;

La notizia è proprio di oggi, apparsa su Il Sole 24ore:

«La maggioranza è pronta a confrontarsi sulla riforma del processo civile e intende completarla con una proposta per ridurre e semplificare le attuali 27 tipologie di riti in vigore (…) ed entro la primavera 2009 il processo sarà totalmente riformato».

Ad annunciarlo è stato il Guardasigilli a Trieste, precisando che «il Governo non vuol considerare blindata una riforma così importante».
A rilanciare la sfida ci ha pensato la Presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura,  Michelina Grillo, la quale ha anticipato che l’Oua illustrerà un progetto ancora più stringato: «Un solo rito civile da affiancare ai due più specialistici dedicati al lavoro e alla famiglia. Tre in tutto».

L’Avv. Savatore Grimaudo (Presidente dell’Unione Camere Civili) ha salutato la notizia con una lettera aperta che di seguito riportiamo:

Palermo 10.11.2008
Signori Presidenti delle Camere Civili aderenti all’Unione Nazionale,
non posso non girarVi quanto pubblicato dal Sole 24 Ore oggi.
E’ una notizia, che mi era stata anticipata dal ministro ma della quale non avevo quella certezza che ritengo che oggi possiamo accreditarci.
Oltre dieci anni fa, al Congresso Nazionale Forense di Napoli, presentai alle Camere Civili intervenute un documento con il quale sostenevo quello che pare finalmente si avvii a soluzione.
Da allora ci siamo battuti costantemente per questa idea mentre tutti si sono appropriati della stessa, comprese le associazioni forensi e della magistratura, il C.N.F. , l’O.U.A. e l’A.N.M..
Tanto mi è stato particolarmente gradito perché portava acqua al nostro mulino. Il presidente Alpa al congresso di Milano ed all’inaugurazione dell’anno giudiziario in cassazione ha fatto espresso riferimento all’Unione Camere Civili per la sua battaglia sul punto.
Pare che siamo giunti al traguardo e che il ministro intenda tenere fede a quanto assicuratoci, da lui e dal suo Consigliere Giuridico, Prof. Mazzamuto, in sede di audizione dopo il suo insediamento.
Comprenderete, sul piano umano, quanto ciò mi gratifichi nel momento in cui mi avvio a lasciare ad altri la guida della nostra Associazione che, con lo sforzo di quelli che ci abbiamo lavorato intensamente, si colloca a buon diritto fra quelle più rappresentative e qualificate nel panorama forense.
Desidero che anche Voi abbiate il piacere di condividere la notizia, consapevoli che il nostro lavoro è riuscito a contribuire alla soluzione di uno dei problemi più importanti della crisi della giustizia civile.
Condividerlo con altri non costituisce una diminutio, nella consapevolezza che le idee buone debbono, prima o poi, trovare condivisone.
Un affettuoso saluti a tutti, con preghiera di dare la notizia ai soci : “L’Unificazione dei Riti” sembra non essere più una chimera. – Proseguiamo con la “Unicità della Giurisdizione” prima o poi qualcuno si accorgerà anche che questa è la soluzione.
Toti Grimaudo

Sicuramente si tratta di una sfida importante, che, però, va adeguatamente ragionata, per non cadere in inaccettabili ulteriori incertezze e difficoltà applicative ed interpretative (basti pensare alla incredibile approsimazione con cui è stato introdotto il rito societario).

Tale semplificazione può rappresentare, di sicuro, un valido punto di partenza, l’incipit di un circolo virtuoso a partire del quale si può arrivare:

  • ad una razionalizzazione delle sedi giudiziarie, al loro reale monitoraggio anche in termini di efficienza, valutando con criterio l’operato dei Giudici e di tutti gli Uffici Giudiziari annessi, potendo intervenire, non solo per censurare comportamenti meritevoli di biasimo, ma sopratutto (e lo ribadiamo: sopratutto) per agevolare e venire incontro alle legittime esigenze professionali della Classe dei Magistrati troppo spesso lasciata da sola ed in balia delle difficoltà strutturali, organizzative ed anche economiche della gestione dei relativi uffici;
  • alla riconsiderazione della prova testimoniale all’interno del processo civile, fuoriuscendo da quelle inaccettabili forme di stile del tipo “Vero è che…”, per giungere ad una prova che sia nella reale disponibilità delle parti e nella quale il Giudice svolga unicamente la sua funzione di controllo del contraddittorio e della rilevanza della prova medesima;
  • alla diminuzione del contenzioso. Troppo spesso, infatti, le aule dei tribunali sono invase da pretese il cui unico fine è quello dilatorio. Nel frattempo le società falliscono, i soggetti debitori si trasferiscono, le esigenze di tutela del credito rimangono insoddisfatte, come quelle di una reale Giustizia. Come non pensare a tutto il panorama della Esecuzione (mobiliare, immobilare e presso terzi), ai tempi delle procedure Fallimentari. In tutto questo proliferare di cause si ha davvero l’impressione di una giustizia che non garantisce e che non tutela, specialmente gli individui più corretti. In tal senso devono essere riconsiderate, ad esempio, le cd. spese di giustizia, là dove per davvero le suddette spese devono seguire inevitabilmente la soccombenza nella lite.
  • ad una riconsiderazione e alla rivalutazione del ruolo dell’avvocato. Stante quanto sopra evidenziato, non si può non riconsiderare il ruolo che in un sistema moderno ed efficiente deve avere l’avvocato. Se, da un lato, non si può non stigmatizzare come il numero di coloro che accedono alla professione sia in costante ed ingiustificato aumento, senza alcun doveroso controllo sulla reale qualificazione professionale: né in sede Universitaria, là dove si fuoriesce dal corso di studi senza aver idea di come si scriva un atto; né in sede di accesso alla professione, là dove l’esame di abilitazione equivale ad un terno al lotto senza alcun aggancio alla reale preparazione del candidato. D’altro canto è necessario che, (ad esempio: proprio perché le spese di lite devono seguire la soccombenza), vi sia una reale responsabilità dell’avvocato che consiglia ad un cliente di aprire una controversia innanzi ad un Giudice. Ciò che voglio dire è che  è etico che l’avvocato partecipi effettivamente al destino di una controversia, facendo sì che i suoi interessi coincidano perfettamente con quelli del cliente. Non è alieno ad una cultura giuridica moderna, la circostanza secondo cui, così come accade negli Stati Uniti, se la controversia consigliata dal legale ha un esito infausto per l’assistito, quest’ultimo non dovrà alcunché al proprio difensore.

Come detto si tratta di sfide importanti, ma con le quali non è più possibile rimandare il confronto, considerato anche i tempi come quelli che stiamo vivendo nei quali è esplosa la crisi economica ma anche etica dei mercati e del ruolo dei professionisti.

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